Forbidden Forest

Forbidden Forest: letteralmente la foresta proibita.

Penso che molti saranno d’accordo con me nel giudicare questa traduzione letterale come minimo riduttiva se non decisamente errata. La foresta stregata oppure la foresta maledetta, ecco forse una combinazione che riesce a trasmettere quel senso di inquietudine che si nasconde e traspare nel titolo originale. Ed è proprio questa inquietudine che dalla prima schermata emerge tracotante nelle note dai toni wagneriani della musica d’apertura, e inesorabilmente si erge sopra ad ogni cosa e dilaga fino a trasformarsi in ansia, poi in paura, fino a culminare nel terrore!!!

Immagino che moltissimi di voi sorrideranno a queste parole dopo aver giocato a Forbidden Forest, e si domanderanno da quale ospedale psichiatrico stia scrivendo in questo momento ma tutti coloro che invece  come me hanno conosciuto questo gioco sul Commodore 64 potranno comprendermi. Effettivamente può sembrare ridicolo oggi, e di certo ci vuole ben altro per spaventarci ma ciò non di meno Forbidden Forest conserva lo stesso dopo tanti anni un alone spettrale intorno a sé. Vale quindi Il medesimo discorso di quei capolavori della letteratura gotica di A. Radcliffe, E.A. Poe, Lovecraft che sebbene non riescano più a sconvolgerci, continuano ancora a smuovere la nostra anima e ci rammentano antichi retaggi dimenticati.

La musica è senz’altro una componente essenziale nel conferire al gioco una tensione continua e ci catapulta repentinamente nel vivo della lotta: ragni, api, rane, scheletri, serpenti, draghi improvvisamente piombano su di noi nei momenti più impensati e quando questi riescono a sorprenderci lo schermo diventa una densa pozza di sangue. Solo un arco con delle frecce e l’abilità del giocatore possono fare la differenza tra la vita e la morte.

La grafica è altamente suggestiva, un gioco di luci e ombre con una manciata di colori conferiscono alle immagini un tocco pittorico che ci fa dimenticare di osservare un videogioco. Nonostante il gioco si riduca ad un semplice tiro al bersaglio la componente temporale è scandita dalle fasi del giorno e della notte, e il continuo incedere nei meandri della foresta crea un suggestivo effetto di profondità in una atmosfera da romanzo nero.

Qualche ultima parola la merita il creatore di questo gioco, Paul Norman. L’autore e compositore di altri giochi bellissimi come Caverns of Khafka, Aztech Challenge, Super Huey, Beyond Forbidden Forest, Navy Seal, The President is Missing; titoli che contengono tutti le stesse componenti di Forbidden Forest tanto da poter parlare di uno stile personale dell’autore e che rendono il suo lavoro inconfondibile.


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  1. marco cappellari

    davvero bellissimo, ciao

  2. Matteo Scheda

    I miei genitori mi regalarono la cassetta originale per il mio compleanno. Quando penso al C64 è il primo ricordo che ho, anche per la vaga inquietudine già descritta nell’articolo, che per un ragazzino di allora era reale, soprattutto se aracnofobo come me. Ammetto che anche ora 49enne ogni tanto avvio il gioco in emulazione per riascoltare la musica, i tuoni, vedere l’effetto dei lampi e l’avvicendarsi del giorno con la notte e…tornare bambino. Grazie per lo splendido ricordo e per la recensione…pubblicata proprio un giorno dopo il mio compleanno. Sarà un caso? 🙂

  3. Max

    davvero bellissimo…gioco che si potrebbe definire il precursore di Skyrim