Commodore 64: rivoluzione sconosciuta

E’ da molto tempo che non scrivevo per il blog, di mezzo c’è stato un virus chiamato Covid-19, e se vogliamo anche poca voglia. Un blog è come un hobby che bisogna mantenere vivo nel tempo, e a volte capita che purtroppo non si riesca a farlo.

Questa vuole essere una riflessione, su come il piccolino di casa Commodore abbia cambiato le vite di molte persone, di come abbia “rivoluzionato” il modo di fare giochi, di vivere il mondo videoludico.

Questa immagine riporta a noi il ricordo di quello che fu il C64, e di cosa sia oggi: un reperto elettronico che ha ancora vita, ma una vita passata. La polvere rimane, i fosfori non si sono scoloriti, così come la nostra memoria di una macchina da battaglia, da gioco e da divertimento.

Negli anni 60 e 70 il gioco era rappresentato da pupazzi più o meno animati, basati sui cartoni animati che andavano in TV. La Hasbro e la Mattel, case americane che producevano giocattoli, andavano per la maggiore. I loro giochi erano quelli che volevamo avere a tutti i costi, perché uscivano da quella scatola magica, perché erano belli, e perché una volta il gioco si faceva a casa, con gli amici.

Improvvisamente verso la metà degli anni 70 iniziò a cambiare tutto, radicalmente, per sempre. Comparvero i primi videogames, i “cabinati”, e le sale giochi che prima erano un centro di ritrovo per famiglie divennero il regno di apparati elettronici pieni di giochi di luci e di suoni. Il segno del tempo stava arrivando. Se prima il flipper era il divertimento più bello per un ragazzino, da ora in poi lo sarebbero stati pulsanti, levette e schermi colorati.

Pong, per chi non lo sapesse, è stato il precursore di tutti i giochi elettronici, da sala, handheld, da tavolo, computer e console (e oggi purtroppo anche tablet e cellulari).

Ma la vera rivoluzione arrivò quando ci si rese conto che tutti quei giochini potevano essere fatti anche a casa, comodamente seduti sul divano, sul letto, ed è allora che il mercato mutò per sempre la sua forma e divenne quello che oggi è uno dei business più redditizi del globo terrestre.

Il C64 è stato il cigno, l’aquila nel cielo dei videogiochi. Il suo canto è durato per tutti gli anni 80 e ha fatto crescere una se non due generazioni di ragazzini (incluso ovviamente me).

Cercando con google “giochi commodore 64” questa è una delle schermate che compare. Ve ne sono decine, forse centinaia, come altrettanti sono i giochi del piccolo di casa Commodore.

Vorrei fare un confronto tra la vita in quegli anni e quella che viviamo oggi. Siamo pieni di tecnologia sino all’inverosimile, e ogni apparecchio elettronico ormai è un trasmettitore di qualsiasi cosa: immagini suoni video musica e anche giochi. Sul proprio smartphone ormai si può fare di tutto, anche emulare il C64 e giocare nostalgicamente su uno schermo nemmeno paragonabile al nostro 14 pollici a tubo.

Stare a casa negli anni 80 voleva dire giocare a monopoly, a risiko, a carte, guardare una videocassetta tutti insieme, parenti e amici. Era un momento fantastico di aggregazione che oggi ormai è solo un ricordo.

Poi entrò il Commodore e tutto cambiò. Il modo di giocare in casa divenne una specie di circo dove ognuno esprimeva le proprie abilità in questo o quel gioco, dove le sfide erano all’ordine del giorno. I pomeriggi da noiosi divennero qualcosa di entusiasmante, e anche mamma e papà partecipavano.

La socialità di un tempo era la condivisione. Chi aveva il Commodore lo portava a casa degli amici, oppure organizzava i pomeriggi o le serate fino a fondere il trasformatore del biscottone (quanti ne avete cambiati?). Cassetta o disco non c’era festa o domenica o pomeriggio senza giocare almeno mezz’ora. I più si portavano il loro joystick personale (pagato fior di soldi) e poi via alle sfide.

Parlando di Covid, mi rendo conto che ad oggi la socialità si è trasformata in qualcosa di negativo. Si dice che la tecnologia avvicini, ma in realtà non fa altro che allontanare le persone. Basta guardare nei bar, nei ristoranti, nei pub, nei posti di aggregazione sociale, dove la gente sta attaccata al telefono, o al tablet, e spesso nemmeno si guarda in faccia.

Invece prima si stava “assembrati” in casa per giocare, per condividere emozioni, sfide, amicizia. E il Commodore ha contribuito a tutto questo, cambiando il modo di giocare di noi adolescenti, e dando vita al mondo videoludico come lo conosciamo oggi.

Mi piacerebbe tornare indietro di 30 anni e rivivere quei giorni, quando aspettavo il momento di togliere dalla scatola il biscottone per collegarlo alla tv, per far viaggiare la fantasia, o chiudere gli occhi ascoltando i motivetti che ancora oggi nel mio lettore MP3 mi fanno sognare ed emozionare.

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