The Last Ninja

Questa è la mia prima recensione nel mondo videoludico, e volevo scegliere un gioco che all’epoca mi è entrato nel cuore, e che ancora oggi rappresenta un pezzetto della mia infanzia fatta di tanto, ma tanto, Commodore 64.

Era l’estate del 1987, avevo circa 10 anni e il C64 era il mio vanto; o meglio il floppy drive era il vanto dato che tutti i miei amici avevano ancora le cassette. Quel giorno d’estate, a casa di un amico, scoprii questo fantastico gioco dalla grafica incredibile: The Last Ninja. Ricordo ancora la prima volta che lo vidi. Questo amico aveva appena superato il primo livello (o quadro, perché all’epoca ogni gioco di questo genere era diviso in quadri o livelli, appunto) e si apprestava ad entrare in “The Wilderness.

Fu subito amore.

The Last Ninja è stato il primo action game con schema 3d isometrico, una invenzione della System 3 (la casa che lo produsse), Software House britannica che ancora oggi fa videogiochi.
La cosa bella del “Ninja” era la sua semplicità nei comandi, unita a una maledetta e sconfortante difficoltà nel tentare di superare ogni livello. Questo perché lo schema di gioco non prevedeva solamente lo stile “prendi a mazzate tutti quanti”, ma era fatto anche di enigmi, di oggetti da raccogliere, che purtroppo servivano nei livelli successivi. Quindi se ad esempio dimenticavi la chiave al primo livello, non potevi andare avanti nei livelli successivi. Immaginate quindi le bestemmie davanti alla cassetta rendendovi conto dello sbaglio.

La storia di The Last Ninja era semplice, ma molto coinvolgente. Uno Shogun pazzo e sanguinario, Kunitoki, era deciso a prendere possesso delle tecniche e delle tradizioni del clan dei Ninja “Ninjutsu”. Questa setta di guerrieri delle ombre aveva la sua tradizione nell’isola di Lin Fen, dove i maestri tramandavano gli insegnamenti delle pergamene Koga ai loro discendenti.
Kunitoki sapeva che una volta ogni 10 anni i guerrieri si riunivano sull’isola per apprendere questi insegnamenti, e ne approfittò per invaderla ed uccidere tutti i Ninja.
L’unico sopravvissuto a questo genocidio era Armakuni, rimasto nel suo villaggio a bada del tempio Bunjinkan, in attesa di poter andare sull’isola con i suoi fratelli per assurgere a nuove conoscenze.

Ma la triste notizia della strage di Lin Fen non tardò ad arrivare, e lui, The Last Ninja, aveva solo un modo per vendicarsi: armarsi di coraggio e partire alla volta dell’isola per sconfiggere Kunitoki.

La recensione della rivista di culto “Zzap” del 1987. All’epoca non avevano ancora capito il grande valore e il potenziale che il gioco aveva. I recensori infatti gli dedicarono solo un trafiletto, ma il gioco ebbe notoriamente un grandissimo successo.
La medaglia di “Gioco Caldo” gli si addiceva poco.

Ciò che caratterizzava il Ninja rispetto agli altri giochi dell’epoca erano la grafica davvero spettacolare, ma soprattutto il sonoro, che per il Commodore 64 era eccezionale. Il programmatore Dan Baglish aveva creato una serie di colonne sonore orientaleggianti, una per ogni livello, ma non solo; nella versione a cassetta era presente una traccia per ogni caricamento (a dire il vero non bellissime come quelle presenti in-game).

Era assente a onor del vero un sonoro per gli effetti. Ma evidentemente la mole di grafica non permetteva di avere una colonna sonora ed effetti speciali (parliamo sempre di 64k di RAM dell’epoca).
Ma in ogni caso la System 3 aveva spremuto (per l’epoca) tutte le potenzialità del piccolino di casa Commodore, regalandoci un’esperienza magica.

Ma veniamo al gioco.

The Last Ninja si divide in 6 livelli, per accedere ai quali bisogna percorrere una strada ben precisa completando gli enigmi e raccogliendo gli oggetti utili ad avanzare nel gioco. Tra questi oggetti figurano le armi (Shuriken, le classiche stelline del Ninja, la spada, il bastone), le mele (utili per recuperare vite perdute) sino ad arrivare alla tanto agognata pergamena.

Il nostro eroe Armakuni inizia la sua avventura nel livello “The Wastelands”, le terre desolate e piene di rocce dove necessariamente dovrà fare scorta di armi e oggetti necessari al suo viaggio verso la vendetta.

“The Wilderness”, la terra selvaggia e montuosa che lo condurrà quasi all’interno dei giardini del palazzo di Kunitoki.

“The Palace Gardens”, i giardini del suo acerrimo nemico, per trovare la via per le segrete del palazzo reale di Kunitoki, ovvero “The Dungeons”, le prigioni.

Qui il nostro eroe dovrà districarsi nel labirinto sotterraneo per poter tornare in superficie ed accedere al palazzo del male.

“The Palace”, l’interno del palazzo del malvagio Shogun, ed infine lo scontro finale nell’ “Inner Sanctum”, il luogo sacro dove Kunitoki si nasconde e dove tiene per sé le pergamene del sapere.

L’interfaccia grafica, semplice ed essenziale, mostrava tutti gli elementi utili, ovvero:
la riserva di energia di Armakuni, le armi in suo possesso nonché gli oggetti, ed inoltre l’energia del nemico.
Era abbastanza semplice comandare il nostro eroe, facendo combinazioni del joystick e del tasto fire, anche se a volte ci si trovava incastrati tra il raccogliere un oggetto oppure dare una spadata al proprio avversario.
Portare a termine il “Ninja” non fu un’impresa facile, al tempo mi ci vollero diversi mesi, e senza soluzione (si all’epoca le riviste specializzate riportavano le soluzioni di impavidi giocatori che fondevano l’alimentatore del biscottone nel cercare di finire un gioco). Ma la soddisfazione, mi ricordo ancora quel pomeriggio invernale, fu una cosa unica.
Ancora oggi continuo ad ascoltare le colonne sonore grazie al software “SID”. Forse sarò un malato di 80s, ma trovo che all’epoca i programmatori di pochi kb di memoria tiravano fuori cose che ad oggi la maggior parte si sogna.

N.B. The Last Ninja non uscì sul 16-bit di casa Commodore, l’AMIGA 500. Venne invece realizzata una versione “remix”, che alla fine era proprio “The Last Ninja (vai a capire il perché). Le musiche erano belle ma non arrivarono mai alla bellezza originale degli 8 bit del Commodore 64.


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