Un vecchio detto popolare, semplice ma efficace. Ed è proprio quello che mi è tornato in mente al termine della storia che sto per raccontarvi. In un mondo dove basta un messaggio per raggiungere chiunque, anche i truffatori hanno imparato a sfruttare la tecnologia per costruire storie apparentemente credibili, indossando maschere di cordialità, gentilezza e falsa affidabilità. A volte si presentano come compratori entusiasti, altre come professionisti all’estero o persone in difficoltà. Cambiano nomi, Paesi e dettagli, ma il copione è quasi sempre lo stesso. Quella che state per leggere è la cronaca di un tentativo di truffa online iniziato con la vendita di una Amiga 1000 e proseguito tra documenti d’identità, fantomatici bonifici internazionali, improbabili leggi del Burkina Faso e continue richieste di denaro. Un viaggio tra le tecniche più comuni della manipolazione digitale, raccontato con un pizzico di ironia e molta curiosità. Perché se c’è una cosa che questa storia dimostra è che, dietro parole rassicuranti e promesse convincenti, spesso si nasconde un’unica verità: qualcuno sta cercando di mettere le mani sul vostro portafoglio. Fortunatamente, questa volta il finale era già scritto. Non c’è trippa per gatti.
Capitolo 1: L’inizio dell’inganno
La giornata era iniziata come tante altre, scandita dalla routine mattutina e dal consueto susseguirsi di notifiche sul telefono. Tra email e messaggi, uno in particolare attirò la mia attenzione. Era un messaggio WhatsApp proveniente da un numero sconosciuto, ma il tono risultava sorprendentemente cordiale e familiare. «Salve sig. Roberto, vorrei sapere se il suo articolo è ancora disponibile». Da poco avevo messo in vendita una splendida Amiga 1000 completa di scatola, uno dei pezzi più preziosi della mia collezione. Risposi semplicemente: «Buongiorno, disponibile». La replica arrivò quasi immediatamente: «Ero sul sito e ho visto il tuo articolo. Mi ha colpito subito e ne sono rimasto molto interessato. Spero sia in buone condizioni». Poco dopo mi chiese altre fotografie, accompagnando il messaggio con una faccina che rideva fino alle lacrime e un cuore rosso. Nulla di particolarmente strano, almeno in apparenza. La curiosità mi spinse a proseguire la conversazione, ignaro del fatto che stavo muovendo i primi passi all’interno di un gioco molto più pericoloso di quanto potessi immaginare.
La conversazione, almeno in apparenza, sembrava procedere in modo del tutto normale. Eppure c’era qualcosa che continuava a insospettirmi. I messaggi arrivavano rapidamente, con una struttura quasi identica tra loro, come se fossero stati copiati e incollati da uno schema prestabilito. Mancavano spontaneità e riferimenti precisi all’oggetto che stavo vendendo. Continuò a chiedermi altre fotografie. A quel punto decisi di fare un piccolo esperimento per capire meglio con chi avessi a che fare. Invece di inviare nuove immagini della mia Amiga 1000, le mandai una fotografia del mio Commodore 64. Due macchine completamente diverse, impossibili da confondere per chiunque fosse realmente interessato all’acquisto. La risposta arrivò pochi istanti dopo. «Grazie mille per aver ricevuto tutte le immagini dell’articolo. Le foto sono bellissime e mi stanno perfettamente.» Lessi il messaggio due volte. Non solo non c’era alcun riferimento a ciò che avevo appena inviato, ma la frase stessa appariva strana, quasi tradotta automaticamente da un’altra lingua. Come ciliegina sulla torta, il messaggio era accompagnato da un cuore rosso e da una faccina con gli occhi a forma di cuore. A quanto pare, era rimasta entusiasta. O almeno questo era ciò che il messaggio voleva farmi credere. In quel momento ebbi la conferma che qualcosa non quadrava. Se avesse davvero osservato le fotografie, si sarebbe accorta immediatamente che non ritraevano l’Amiga 1000 in vendita, ma un computer completamente diverso. Invece non fece alcun commento e proseguì come se nulla fosse successo. Subito dopo cambiò argomento e mi pose una domanda apparentemente innocua: «Lei è il legittimo proprietario dell’articolo o è un rivenditore?» Era una richiesta curiosa. Sembrava quasi che stesse seguendo una lista predefinita di domande, senza alcun interesse reale per le risposte. Oppure stava cercando di ottenere la mia fiducia prima di passare alla fase successiva del suo piano. Non lo sapevo ancora, ma la recita stava per entrare nel vivo e le vere intenzioni dietro quell’acquirente tanto premuroso sarebbero emerse molto presto.
Poco dopo arrivò un messaggio molto più lungo dei precedenti. Non parlava dell’Amiga 1000, delle sue condizioni o del prezzo. Al contrario, raccontava una storia personale che sembrava costruita apposta per suscitare fiducia e abbassare le difese. «Mi chiamo Cristina T**** e sono una cittadina romena francese, ma attualmente sono fuori dal mio Paese, la Romania, per un contratto di lavoro con mio marito. Dobbiamo trascorrere cinque anni in Burkina Faso per seguire la mia impresa di costruzioni stradali. Prima di tutto vorrei sapere se avete qualche problema a vendere a me all’estero. Fatemelo sapere in modo che io possa spiegarvi come intendo procedere con il prepagamento e come ho intenzione di ritirare la merce al vostro indirizzo.» Lessi il messaggio con attenzione. A prima vista poteva sembrare il racconto di una persona che si trovava semplicemente lontana da casa e desiderava acquistare un oggetto dall’Italia. Eppure qualcosa continuava a non convincermi. C’erano dettagli in abbondanza ma nessuna vera domanda sull’Amiga. Nessun interesse per le caratteristiche del computer, nessuna richiesta sul suo funzionamento, nessuna curiosità da collezionista. Solo una lunga spiegazione sulla propria situazione personale. Con il senno di poi, era evidente che quella storia aveva uno scopo preciso: creare empatia. Una professionista impegnata all’estero, un marito al seguito, un lavoro importante, una permanenza di cinque anni in Africa. Tutti elementi scelti per costruire un’identità apparentemente rispettabile e giustificare il fatto che non avrebbe potuto incontrarmi di persona. In quel momento, tuttavia, non avevo ancora prove concrete che si trattasse di una truffa. Perciò le risposi semplicemente che non avevo alcun problema a vendere all’estero. Era esattamente la risposta che stava aspettando. Con quel messaggio avevo inconsapevolmente superato il primo controllo del suo copione e la conversazione poteva ora entrare nella fase successiva: quella in cui sarebbero comparsi metodi di pagamento insoliti, spedizionieri misteriosi e richieste sempre più sospette.
La risposta successiva dissipò definitivamente ogni dubbio sul fatto che stessi parlando con una persona reale e interessata all’Amiga. Il messaggio era lungo, confuso e scritto in un italiano che sembrava il risultato di una traduzione automatica fatta in fretta. «Per il pagamento e il ritiro della merce vi spiegherò come sarà fatto. Per quanto riguarda il pagamento, solo tramite bonifico bancario o l’evoluzione della carta Postepay. Sono ben consapevole che questo sarà seguito dalla mia e dalla vostra banca per una transazione senza problemi. Per il ritiro: una volta che avrò effettuato il trasferimento sul vostro conto bancario, invierò il mio corriere Fedez.com all’indirizzo che mi avete fornito. Si tratta di una nota compagnia internazionale nel settore dei trasporti. È una compagnia americana, una compagnia aerea e una compagnia di navigazione che dispone di tutto il necessario per trasportare qualsiasi merce. In questo modo sarà più facile per loro arrivare al vostro indirizzo per ritirare la merce. Sapete che le spese di spedizione sono a mio carico.» Rilessi il messaggio più volte. Più lo leggevo e più emergevano particolari assurdi. Anzitutto il misterioso corriere “Fedez.com”, un nome che non avevo mai sentito e che certamente non apparteneva a nessuna società di spedizioni conosciuta. Poi c’era il linguaggio innaturalmente formale, alternato a frasi prive di senso logico. Infine, l’insistenza sul pagamento e sul ritiro della merce avveniva prima ancora di aver concordato il prezzo o di aver discusso i dettagli dell’oggetto. In una normale trattativa un acquirente chiede informazioni sul prodotto, negozia eventualmente il costo e solo dopo si parla di spedizione. Qui, invece, la procedura sembrava già scritta in partenza. Era come assistere alla recita di un copione. La presunta Cristina non stava acquistando la mia Amiga 1000. Stava semplicemente seguendo una sequenza di messaggi preconfezionati, identica a quella utilizzata chissà quante altre volte con centinaia di venditori. Eppure il vero obiettivo non era ancora apparso. Tutta quella storia sul bonifico bancario, sul corriere internazionale e sulle spese di spedizione a suo carico non era altro che la preparazione del terreno. Il passo successivo sarebbe stato quello decisivo, il momento in cui il tentativo di truffa si sarebbe finalmente rivelato per ciò che era davvero.
Capitolo 2: Il Velato Inganno
A quel punto la conversazione prese una piega ancora più curiosa. La presunta acquirente iniziò a inviarmi una serie di messaggi rassicuranti, quasi sentisse il bisogno di anticipare ogni mia possibile preoccupazione. «Non preoccuparti, una volta ricevuto il nostro bonifico sul tuo conto ti metterò in contatto con l’azienda di trasporti FedEx.com e insieme deciderete una data per il ritiro della merce (…) tutto questo solo dopo l’esecuzione del trasferimento sul conto corrente tramite bonifico.» Il tono era studiato per trasmettere fiducia. Ogni frase ripeteva lo stesso concetto: non c’era alcun rischio, tutto sarebbe avvenuto in modo regolare e il pagamento sarebbe arrivato prima del ritiro dell’oggetto. Ma proprio quell’insistenza iniziava a suonarmi sospetta. Nelle normali trattative tra privati nessuno sente il bisogno di ripetere continuamente che tutto è sicuro. Si concordano pagamento e spedizione, si conclude l’affare e basta. Qui invece ogni messaggio sembrava progettato per abbassare le mie difese e convincermi che non avrei corso alcun pericolo. Era una sorta di pressione psicologica al contrario. Non c’erano minacce, urgenze o richieste aggressive. Al contrario, c’era un eccesso di gentilezza, accompagnato da continue rassicurazioni e da una disponibilità quasi esagerata a farsi carico di ogni spesa. Più leggevo quei messaggi, più avevo la sensazione che il vero obiettivo non fosse acquistare la mia Amiga 1000, ma convincermi a seguire delle istruzioni precise che sarebbero arrivate poco dopo. E infatti notai un altro dettaglio interessante: ogni volta che si parlava di pagamento, la conversazione diventava molto dettagliata; quando invece si trattava dell’oggetto in vendita, l’attenzione spariva completamente. Nessuna domanda tecnica, nessuna richiesta specifica, nessun commento sulle fotografie che avevo inviato. L’Amiga 1000, in fondo, sembrava soltanto un pretesto. L’unica cosa che contava davvero era portarmi fino alla fase successiva del copione. Ed era proprio lì che la trappola stava per chiudersi.
A quel punto iniziai a sentire una forte tentazione: quella di prendermi un po’ gioco del truffatore. Fino a quel momento avevo seguito la conversazione con curiosità, cercando di capire fin dove sarebbe arrivato quel copione fatto di messaggi preconfezionati, rassicurazioni e storie improbabili. Ormai, però, era evidente che dall’altra parte non c’era alcun interesse reale per la mia Amiga 1000. Decisi quindi di fare un altro esperimento. «Ma lei è un’appassionata di Amiga? Guardi che compreso nel prezzo posso regalarle anche queste tre cartucce con dei giochi per Amiga. Sono della serie 64… e poi ho anche il suo rarissimo datacassette per Amiga 1000. Con 500 euro in più è suo!» Per chiunque abbia una minima conoscenza del retrocomputing, il messaggio era volutamente assurdo. Le cartucce appartenevano al mondo del Commodore 64, mentre il fantomatico datacassette per Amiga 1000 era un oggetto che non avrebbe avuto alcun senso. Insomma, stavo servendo una serie di evidenti sciocchezze su un piatto d’argento. La risposta arrivò quasi subito. «Ok pas de problem…» Nient’altro. Sorrisi tra me e me. A quel punto decisi di rincarare la dose. Rifeci rapidamente i conti aggiungendo tutti gli oggetti che avevo appena inventato e comunicai alla presunta Cristina che il totale dell’acquisto sarebbe salito a 2.420 euro. Anche questa volta non ci fu alcuna esitazione. «Per me tutto mi conviene perfettamente e siamo d’accordo per compreso tutto.» Fu una risposta illuminante. Chiunque fosse realmente interessato all’acquisto avrebbe chiesto dettagli, avrebbe voluto capire cosa stava comprando o quantomeno avrebbe fatto qualche domanda sul considerevole aumento di prezzo. Invece nulla. Ogni mia proposta veniva accettata automaticamente, come se il contenuto dei messaggi non avesse la minima importanza. In quel momento ebbi la conferma che sospettavo ormai da tempo: non stavo parlando con una collezionista, né con qualcuno interessato alla mia Amiga 1000. Probabilmente non stavo nemmeno parlando con una persona che leggeva davvero ciò che scrivevo. Sembrava piuttosto che dall’altra parte qualcuno stesse seguendo uno schema prestabilito, rispondendo con frasi generiche e rassicuranti indipendentemente da ciò che riceveva. La prova definitiva arrivò poco dopo. Riprese infatti il solito tono rassicurante, quasi materno, insistendo sul fatto che non avrei dovuto preoccuparmi di nulla. «Non preoccuparti, una volta ricevuto il nostro bonifico sul tuo conto ti metterò in contatto con l’azienda dei trasporti FedEx.com e insieme deciderete una data per il ritiro della merce (…) tutto questo solo dopo l’esecuzione del suo trasferimento sul conto corrente con bonifico.» Continuava a ripetere lo stesso concetto: niente rischi, niente problemi, tutto sotto controllo. Più insisteva nel rassicurarmi, più aumentava la mia diffidenza. In una normale compravendita nessuno sente il bisogno di ripetere dieci volte che tutto andrà bene. Qui, invece, ogni messaggio sembrava studiato per abbassare le mie difese e prepararmi psicologicamente alla fase successiva della truffa. La cosa più curiosa era che l’Amiga era ormai completamente sparita dalla conversazione. Non si parlava più del computer, delle sue condizioni o del suo valore. Tutta l’attenzione era concentrata sul pagamento, sul corriere e sulle procedure da seguire. Era come se l’oggetto in vendita fosse soltanto una comparsa, un semplice pretesto per arrivare al vero obiettivo. E io ero sempre più curioso di scoprire quale fosse.
Capitolo 3: La Rivelazione
Poi arrivò il momento che, in quasi tutte le truffe di questo tipo, segna il passaggio dalla fase della fiducia a quella della raccolta delle informazioni personali. Con il solito tono educato e amichevole, la presunta Cristina iniziò a chiedermi una serie di dati personali. Nulla che, preso singolarmente, sembrasse particolarmente allarmante. Ma osservando l’insieme delle richieste, il quadro cominciava a diventare molto più chiaro. Mi scrisse: «Dunque, se siete d’accordo per la procedura, aspetto di ricevere le informazioni seguenti per concludere l’aquisto.» Notai subito un dettaglio curioso. In decine di messaggi riusciva a sbagliare sistematicamente alcune parole, come se fossero il prodotto di una traduzione automatica o di un testo copiato da un modello predefinito. In questo caso scriveva addirittura “aquisto”, senza la “c”. Poi arrivò la parte più interessante. «Ti lascio la mia carta d’identità a garanzia del nostro funzionamento e vorrei avere anche la tua carta d’identità.» Subito sotto iniziò a elencare i propri dati personali. «Paese di consegna: Burkina Faso…» La richiesta era formulata in modo apparentemente ragionevole. Lei mostrava disponibilità a condividere il proprio documento e, in cambio, chiedeva il mio. A prima vista poteva sembrare una dimostrazione di trasparenza. In realtà era uno dei campanelli d’allarme più evidenti di tutta la conversazione. Nelle normali compravendite tra privati nessuno ha bisogno della carta d’identità del venditore per effettuare un bonifico. Al massimo servono un nome, un cognome e un IBAN. Anche il documento che mi stava offrendo come “garanzia” non rappresentava alcuna prova della sua buona fede. Chiunque oggi può utilizzare documenti rubati, contraffatti o appartenenti a vittime inconsapevoli. Il fatto stesso che sentisse il bisogno di esibire una carta d’identità come attestato di affidabilità era un altro elemento che confermava quanto tutta la situazione fosse costruita ad arte.
Mi inviò tutti i suoi dati personali, compresa la foto di un documento d’identità, e mi chiese dove effettuare il bonifico. A quel punto decisi di stare al gioco: le inviai l’IBAN della Croce Rossa Italiana, spiegandole che, una volta ricevuto il pagamento, l’intero importo sarebbe stato devoluto in beneficenza.
Continuò a tempestarmi di messaggi, chiedendomi più volte l’indirizzo per il ritiro della merce. Poco dopo arrivò una nuova richiesta, apparentemente insolita: secondo lei, la banca aveva bisogno anche del mio indirizzo email per completare il bonifico. Era il primo vero segnale che la conversazione stava per spostarsi dalla compravendita al tentativo di truffa vero e proprio
La truffatrice continuò a recitare la parte della persona prudente e onesta. Mi chiese perfino di rimuovere l’annuncio dal sito per dimostrarle la mia serietà e aggiunse di volere soltanto un rapporto basato sulla fiducia reciproca. Si scusò più volte per le numerose domande, sostenendo che fosse il suo primo acquisto online. Dopo tante premure e tanta apparente sincerità, quasi mi commossi. Quasi. Fortunatamente riuscii a trattenermi. 😏
Capitolo IV : La Conclusione e la Lezione
Il 6 aprile, di primo mattino, mi scrisse di aver effettuato il bonifico. Secondo lei, la sua banca mi avrebbe inviato un’email con la documentazione e alcune istruzioni per convalidare il trasferimento. Le istruzioni prevedevano il pagamento di una presunta tassa fiscale da parte mia, che però, mi assicurò, era già compresa nell’importo inviato. Per tranquillizzarmi ulteriormente, aggiunse che più tardi mi avrebbe contattato il marito, il signor Marcelo, naturalmente persona onesta e affidabile.
Il giorno dopo Marcelo tentò più volte di contattarmi tramite la videochat di WhatsApp, ma ignorai tutte le chiamate. Poco dopo Cristina iniziò a tempestarmi di messaggi chiedendomi se avessi ricevuto l’email della banca con le istruzioni per sbloccare il pagamento. Le risposi di sì, pur sapendo che non era possibile: l’indirizzo fornito non era il mio, ma quello collegato all’IBAN della Croce Rossa Italiana. A quel punto mi inviò un riepilogo della presunta transazione. Secondo la sua spiegazione, il bonifico non poteva essere accreditato perché la normativa del Burkina Faso prevedeva che, per gli acquisti effettuati via internet, il denaro venisse sbloccato solo dopo un controllo di sicurezza e antifrode eseguito dal corriere. Per completare tale verifica, però, era richiesto un pagamento anticipato di 310 euro a titolo di commissioni di controllo. Finalmente il vero obiettivo della truffa era emerso: dopo giorni di rassicurazioni, documenti, promesse e dichiarazioni di fiducia reciproca, tutto si riduceva alla classica richiesta di anticipare denaro per poter ricevere un pagamento che, in realtà, non era mai esistito.
Arrivarono altre chiamate vocali, ma continuai a non rispondere. A quel punto decisi di rilanciare e le chiesi dove avrei dovuto inviare i soldi necessari per coprire le fantomatiche commissioni dei controlli di sicurezza.
Lei mi inviò i dati per il pagamento e, udite udite, il denaro non doveva essere versato a una banca del Burkina Faso, a una compagnia di spedizioni internazionale o a qualche istituto coinvolto nella fantomatica procedura di controllo. Doveva essere ricaricata una semplice PostePay intestata a una certa R.C. Fu il colpo di scena finale.
E ancora chiamate vocali. Una dietro l’altra, sempre più insistenti. Il telefono continuava a squillare mentre io osservavo con curiosità gli ultimi atti di quella messinscena durata ormai tre giorni. A un certo punto le scrissi che non desideravo ricevere chiamate vocali e le chiesi una spiegazione molto semplice: se il pagamento era legato a una procedura bancaria internazionale e a fantomatici controlli antifrode, perché avrei dovuto versare i 310 euro su una normale PostePay intestata a una certa R.C.? La domanda era chiara. La risposta non arrivò mai.
Questa esperienza mi ha insegnato una lezione preziosa: in un mondo sempre più connesso, dobbiamo essere sempre vigili e critici verso le informazioni che riceviamo. La fiducia è un bene prezioso, e dobbiamo proteggerla dalle insidie nascoste dietro uno schermo luminoso.
Ecco alcuni consigli per proteggersi dalle truffe su WhatsApp:
Sii cauto con i messaggi da numeri sconosciuti, specialmente se contengono richieste di denaro o dati personali.
Non divulgare informazioni sensibili come dati bancari o password.
Verifica sempre l’identità del mittente prima di rispondere a richieste di pagamento insolite.
Blocca e segnala immediatamente i numeri sospetti.
Questa esperienza mi ha ricordato quanto sia importante mantenere sempre alta l’attenzione online. Fidarsi è naturale, ma verificare è indispensabile. La mia storia finisce qui, ma continua il lavoro che noi di DumpClub64 portiamo avanti con passione da anni: preservare e condividere il patrimonio digitale del Commodore 64.
Un caro saluto a tutti!! Roberto Lanciotti
Carissimi! In questa sessione abbiamo scelto di lasciare momentaneamente da parte alcuni “soliti noti” per concentrarci su programmi che raccontano aspetti meno conosciuti del mondo Commodore 64: software italiani oggi rarissimi, applicazioni professionali dimenticate, esperimenti tecnologici sorprendenti e giochi che custodiscono curiosità storiche difficili da trovare nelle normali retrospettive. Questa classifica non premia soltanto la qualità dei programmi, ma anche la loro capacità di raccontare un’epoca. Alcuni mostrano quanto il C64 fosse utilizzato ben oltre il semplice intrattenimento, altri rappresentano piccole stranezze della storia informatica europea, mentre altri ancora sono testimonianze preziose di una produzione italiana che rischiava di andare perduta. Ecco quindi i dieci ritrovamenti che più ci hanno colpito in questo 35° Dumping, accompagnati da quelle particolarità e da quelle piccole chicche storiche che rendono ogni floppy una macchina del tempo. 💾
La Top 10 di LIA – Speciale Italia
1. Musica Elettronica (Enda, 1984)
Una rarissima testimonianza della prima produzione educativa italiana per Commodore 64. Software pensato per avvicinare gli utenti ai concetti della musica elettronica quando i personal computer erano ancora una novità.
2. Corso di Inglese (Finson)
Uno di quei programmi che raccontano meglio di qualsiasi videogioco come il C64 entrò nelle famiglie italiane. Spesso veniva acquistato come strumento di studio per giustificare la spesa del computer.
3. Editronica
Piccolo software italiano oggi quasi dimenticato. Proprio per questo assume un grande valore documentale all’interno di un archivio storico.
4. Pipa Mini Text Editor
Un esempio di produzione software italiana indipendente. Programmi come questo erano spesso distribuiti localmente e rischiano facilmente di scomparire dalla memoria collettiva.
5. Professional CAD
Dimostra come il Commodore 64 non fosse utilizzato soltanto per giocare. Negli anni Ottanta molti appassionati lo impiegavano anche per la progettazione tecnica e il disegno assistito.
6. Music Time (System) IT
Altro interessante software musicale italiano che testimonia quanto fosse vivace la scena educativa e creativa nazionale.
7. Alto Medioevo
Titolo estremamente curioso, tipico esempio di software storico-culturale che caratterizzava molta produzione italiana dell’epoca.
8. Geometria Solida
Programma educativo che ricorda il ruolo del Commodore 64 nelle scuole e nell’apprendimento domestico delle materie scientifiche.
9. Il Cavernicolo
Uno di quei giochi dal sapore artigianale e tipicamente italiano che oggi risultano molto più rari dei grandi successi commerciali.
10. La Giungla
Titolo poco documentato ma affascinante proprio per il suo carattere locale e per il fatto di appartenere a quella produzione minore che DumpClub64 contribuisce a preservare.
Altre 20 perle della sessione
1. Project Firestart (1989) Considerato da molti il vero precursore di Resident Evil. Atmosfera, esplorazione e tensione psicologica su un Commodore 64 nel 1989 erano qualcosa di straordinario.
2. Captain Blood (1988) Un’avventura fantascientifica visionaria, surreale e artisticamente avanzatissima per l’epoca. Ancora oggi sembra arrivare da un’altra dimensione.
3. Commodore 64 MS-DOS Emulator v1.0 Una curiosità storica incredibile. L’idea stessa di portare il mondo PC sul C64 racconta perfettamente l’inventiva degli anni Ottanta.
4. Sherlock Holmes: Another Bow (1982) Uno dei programmi più antichi dell’intera sessione. Un vero fossile dell’era pionieristica del software domestico.
5. Home Video Producer (Epyx) Quando il Commodore 64 cercava di trasformarsi in una piccola stazione di editing video domestica.
6. Armalyte (1988) Uno dei migliori sparatutto mai realizzati sul C64. Tecnica e velocità ancora impressionanti.
7. The Last Ninja (1987) Non ha bisogno di presentazioni. Un monumento della scena britannica e uno dei simboli assoluti del Commodore 64.
8. Zak McKracken and the Alien Mindbenders Lucasfilm al massimo della creatività. Umorismo, enigmi e una delle avventure più amate di sempre.
9. Myth: History in the Making (1990) Capolavoro tecnico di System 3, spesso oscurato da Last Ninja ma non meno ambizioso.
10. Battle Chess (1989) Gli scacchi diventano spettacolo grazie alle celebri animazioni dei pezzi. Un classico immortale.
11. Dragon’s Lair II Versione sorprendentemente riuscita di un titolo che sembrava impossibile da adattare ai sistemi domestici.
12. Spitting Image Curioso esempio di satira politica trasformata in videogioco, oggi quasi dimenticato.
13. Voyager (Ubisoft) Un titolo raro e particolare proveniente dagli anni in cui Ubisoft era ancora una giovane software house francese.
14. In 80 Days Around The World Una delle produzioni più affascinanti della Rainbow Arts, ricca di atmosfera e personalità.
15. Friday the 13th (1985) Uno dei primi tentativi di portare il cinema horror nel mondo videoludico domestico.
16. Howard the Duck Gioco tratto da una licenza oggi quasi dimenticata, ma molto rappresentativo dell’epoca.
17. BundesLiga Manager v2.0 Storico manageriale calcistico tedesco che anticipa molti concetti poi resi famosi da Championship Manager e Football Manager.
18. Retrograde (1989) Sparatutto Thalamus meno celebre di Armalyte ma visivamente spettacolare.
19. Knight Games 2 – Space Trilogy Titolo poco conosciuto che rappresenta perfettamente quella fascia di software europea ormai rarissima da incontrare.
20. 64 Tips (04-85) Probabilmente uno dei documenti più interessanti dell’intera sessione. Non è un videogioco, ma una finestra aperta sulla cultura informatica del 1985.
Se la Top 10 LIA racconta il volto italiano del Commodore 64, queste venti perle mostrano tutto il resto del panorama: dai capolavori che hanno fatto la storia ai software professionali, dalle avventure pionieristiche alle curiosità che oggi sembrano provenire da un’altra epoca. È proprio questa incredibile varietà a rendere preziosa la sessione: non un semplice archivio di giochi, ma uno spaccato autentico del mondo C64, dove il ragazzino che giocava a Last Ninja conviveva con chi studiava inglese con Finson, componeva musica, progettava in CAD o sperimentava improbabili emulatori MS-DOS. E, come spesso accade nei migliori dump, le scoperte più interessanti non sono sempre i titoli più famosi, ma quelli che nessuno cercava più.
35° Dumping
525 file · 60.4 MB · 21 Settembre 2026
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Zak McKracken and the Alien Mindbenders (1988)(Lucasfilm)(de)(Side A).d64 (170.8 KB)
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