67° Dumping


Ho scritto una riflessione personale sul collezionismo, su quello che per anni ho vissuto come passione e che oggi vedo anche in un’altra luce: quella sottile linea tra preservare e accumulare, tra memoria e possesso. È un pezzo molto personale, nato da un percorso lungo e da alcune consapevolezze arrivate solo di recente. Se qualcuno si riconosce in queste dinamiche o ha vissuto qualcosa di simile, magari può trovare uno spunto di riflessione.

Collezionare o accumulare?

Per molti anni ho creduto che il collezionismo fosse una delle forme più alte della passione: una cura verso la memoria, un modo per preservare le storie di un’epoca destinate altrimenti a scomparire.
Solo oggi, guardando indietro, mi rendo conto di quanto sia sottile il confine tra la volontà di custodire e il bisogno di possedere.

Quella che per lungo tempo ho chiamato preservazione, a tratti, è diventata accumulo. E l’accumulo, quando cresce silenziosamente negli anni, non occupa soltanto spazio fisico: finisce per prendere tempo, energie, relazioni e, in qualche modo, una parte di noi stessi. Chi colleziona non raccoglie semplicemente cose: raccoglie le memorie, le testimonianze materiali di passioni personali e collettive.
In questo senso, il collezionismo ha sempre avuto una dimensione culturale molto profonda. È un gesto che parla di gusto, di ricerca e di conoscenza.

Eppure, proprio in questa apparente nobiltà, si nasconde un’ambiguità. L’esperienza personale mi ha insegnato quanto sia fragile il confine tra la cura della memoria e la logica dell’accaparramento. All’inizio, ogni nuovo pezzo della collezione mi restituiva una certa soddisfazione: la sensazione di aver salvato qualcosa, di averlo riconosciuto, scelto e portato nel mio spazio.
Era un piacere che non riguardava solo l’oggetto in sé, ma ciò che esso rappresentava. Con il tempo, però, quella soddisfazione ha iniziato a rivelarsi effimera.

L’oggetto smetteva presto di essere scoperto e diventava abitudine. Così la tensione si spostava immediatamente verso la ricerca successiva, verso il prossimo acquisto, verso il desiderio di completare, superare, possedere ancora. È stato però soltanto in questi giorni che tutto questo mi è apparso con chiarezza.

Nel garage dove conservo gran parte della mia roba ho notato alcune macchie sul muro. In un primo momento ho pensato fosse muffa, ma osservando meglio si trattava di una sostanza biancastra, tipica dell’umidità. In realtà avevo un’infiltrazione d’acqua da qualche parte, che era scesa fino all’altezza dei miei scaffali. Quella parete mi ha costretto a fermarmi. Ho dovuto smontare gli scaffali e svuotarli dal materiale accumulato in anni e anni: cartoni di giochi accatastati, console, libri, tantissime cassette, accessori e doppioni di ogni tipo.

Ed è stato proprio in quel momento, mentre toglievo scatole su scatole, che finalmente ho fatto due più due. Ho capito di aver passato una vita a raccogliere. Troppo!!
Mi sono rivisto in un gesto quotidiano diventato quasi automatico: ogni mattina, la prima cosa da fare era cercare l’occasione, l’affare, lo sconto irripetibile. Immagino che molti miei “colleghi” collezionisti (scusate, non voglio offendere nessuno) si riconosceranno in questa dinamica. La giornata iniziava spesso con la ricerca del pezzo giusto, del lotto conveniente, della rarità comparsa improvvisamente su qualche mercatino o annuncio. Era diventato un riflesso. Solo adesso mi rendo conto di quanto tempo, energia e attenzione questa abitudine abbia assorbito. Tempo sottratto alla famiglia, alle persone vicine, alle cose che contano davvero. Non era sbagliato avere una passione. Era sbagliata la sproporzione. Avrei potuto farlo in modo più misurato, più parsimonioso, più consapevole.
A questo si accompagna anche un pensiero più doloroso: in alcuni momenti, lasciandomi trascinare troppo da un ego che finiva per occupare troppo spazio, ho finito per perdere anche amici, persone che a un certo punto si sono allontanate. Non è mai stato qualcosa di voluto, e forse proprio per questo oggi pesa ancora di più.

Senza accorgermene, mi ero concentrato troppo sulle mie ricerche e sulle mie priorità, finendo per dedicare meno attenzione a chi mi stava accanto. Molti incontri sono stati autentici, altri invece si sono sviluppati dentro dinamiche più ambigue: una sorta di compiacimento reciproco, alimentato dal desiderio di accumulare e possedere.

Talvolta mi sono avvicinato alle persone con un atteggiamento interessato, ma spesso si trattava di una dinamica reciproca perché anche dall’altra parte emergeva una forma di interesse. Il fine era, in qualche modo, la speranza che prima o poi quella persona potesse vendere, scambiare o addirittura regalare il pezzo mancante per la collezione.

Eppure, la spinta originaria, almeno per me, non è mai stata soltanto il possesso, quello che in fondo ho sempre cercato di trasmettere con il mio lavoro, era un senso di felicità semplice, quasi infantile: una forma di serenità quieta, fatta di calma interiore e di piccole cose che rendono tutto più leggero. Volevo ritrasmettere quel tipo di felicità che ricordavo avere da bambino, quando non serviva molto per stare bene, quando bastava condividere qualcosa per sentirsi in pace con tutto il resto.

Il problema è che, a un certo punto, preservazione e collezionismo iniziano a scontrarsi. Si parte con un’idea nobile: conservare, catalogare, fare dumping, trasferire contenuti, cioè evitare che la memoria tecnica e culturale vada perduta. Ma spesso, dietro questa giustificazione si insinua l’egoismo e, di conseguenza, l’accumulo.

È lì che il gesto culturale rischia di trasformarsi in abitudine compulsiva. Per fortuna, però, con il tempo si cresce e si arriva a capire che esiste una differenza tra ciò che è davvero utile alla conservazione e ciò che invece andrebbe semplicemente lasciato andare. Va bene avere qualche pezzo di scorta, ciò che serve davvero per il dumping, per il recupero dei dati o per la preservazione dei supporti. Ma tutto il resto, spesso, non è memoria. È peso. Forse è proprio questo il nodo più interessante: il collezionismo, quando degenera, non produce solo eccesso materiale, ma anche impoverimento relazionale. L’oggetto, da simbolo di memoria, diventa schermo. Oggi ho capito che il vero discrimine non è tra collezionare e non collezionare, ma tra dare significato e cercare compensazione. Nessuna collezione, per quanto preziosa, può sostituire il valore del tempo vissuto con chi ci sta accanto. Ed è proprio questo che, a un certo punto, avevo dimenticato: da ragazzi si condivideva tutto e con poco si era felici. Si stava insieme, semplicemente. Se oggi sento il bisogno di mettere tutto questo nero su bianco, è anche per rivolgere un pensiero sincero a tutte quelle persone che, nel corso degli anni, forse non hanno ritrovato in me la persona che si aspettavano. A chi, per questo, ha scelto di allontanarsi. Oggi, con maggiore lucidità, porto con me il rammarico per ciò che avrei potuto fare e non ho fatto, per le attenzioni mancate, per il tempo non dato, per le persone che forse avrebbero meritato una versione migliore di me. Potevo fare di più, questo sì. Ma la vita è fatta anche di questo: di scelte prese in un certo momento, di priorità sbagliate, di entusiasmi che ti portano lontano senza che te ne accorgi. Eppure qualcosa di buono, alla fine, credo di averlo lasciato. Qualche pezzo salvato, qualche frammento di memoria preservato, qualche passione vissuta fino in fondo, anche se a volte in modo sbilanciato. Ma poi servirà tutto questo? Come diceva quella canzone, “Lo scopriremo solo vivendo”. L’animo umano è strano: si perde facilmente nelle proprie cose, ma col tempo per fortuna si riesce anche a guardarsi indietro e dare un senso, almeno parziale, a quello che è stato. E forse, se questo articolo avrà un senso, sarà anche quello di far riflettere qualcun altro sul proprio percorso, su ciò che si accumula e su ciò che invece conta davvero.

RL


Questa sessione di dumping include contenuti provenienti da Angelo Tarantini . Il materiale che ci ha inviato è stato organizzato con finalità esclusivamente conservative e documentali, nell’ambito del progetto di archiviazione e recupero dati. Come sempre, l’obiettivo non è la semplice accumulazione, ma la preservazione di frammenti digitali e culturali che rischiano di andare dispersi.

260518 67° Dumping

215 file · 17.4 MB · 30 Luglio 2026

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2 Commenti

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  • 17 Aprile 2026 a 23:05

    Caro Roberto,

    ci sono passioni che bruciano forti… ma non cancellano ciò che siamo stati per gli altri.
    A volte creano distanze, è vero… ma aprono anche strade, incontri, legami inattesi.
    E non definiscono tutto. Non possono.

    Forse il punto non è mai stato collezionare o non collezionare…
    ma restare in equilibrio.
    Capire quando un gesto nasce dall’amore per la memoria…
    e quando rischia di diventare un rifugio.

    Io ho pochi oggetti, lo sai… anche rotti ma sono miei pezzi di vita.
    Non li possiedo davvero: li custodisco.
    Dentro ci sono voci, momenti, persone che non ci sono più in questa dimensione,
    come mio padre e gli amici.
    Eppure a me in qualche modo, sembra che continuano a respirare lì.

    Perché per noi non è mai stata solo nostalgia.
    È felicità. È ritorno.
    È riaccendere una macchina e ritrovare, per un attimo,
    un padre, un amico… un tempo che credevamo perduto.

    E questo non è sbagliato.
    È umano. È prezioso. È vivo.

    Per questo, guardando il tuo percorso, io non vedo accumulo.
    Vedo cura. Vedo rispetto. Vedo amore.
    Vedo qualcuno che ha salvato frammenti di storia destinati a sparire…
    e li ha restituiti al tempo.

    Sul resto… sì, tutti prima o poi pensiamo:
    “avrei potuto fare di più”.
    Ma quel “di più” spesso non esisteva, mentre lo stavamo vivendo.

    La verità è che crescere significa anche questo:
    accettare ciò che è stato, senza rinnegarlo.
    Riconoscere gli errori, senza cancellare il cammino.
    Dare un senso a tutto, anche alle imperfezioni.

    E tu… questo lo stai già facendo.

    Alla fine non si tratta di smettere, né di rinnegare.
    Si tratta di trovare misura.

    E tu quella misura la stai cercando… e la stai trovando.

    Il tuo DumpClub64 non è solo un progetto.
    È qualcosa che pulsa.
    È memoria che vive.
    È una parte di te… invisibile, è una estensione della tua anima connessa alle nostre.

    E grazie per tutto quello che hai fatto — e continuerai a fare — per questa passione… grazie davvero.

  • 27 Aprile 2026 a 08:00

    Caro Roberto e lettori..
    Da sempre collezionismo e`pura passione, ma mai come ora, e in questo settore RETROGAME, tutto sta diventando ridicolo, viziato, assurdo e soprattutto inutile.
    intanto assistiamo, dopo l avvento boom dell emulazione su pc , quindi 1996/97 grosso modo , e conseguente interesse esponenziale di gente, non solo datata e quindi giustamente nostalgica, ma anche da tanti curiosi , fino ad arrivare oggi ad una massa di generazione che nulla ha a che fare con il grosso di quel mondo (MAI VISSUTO), ma che sta perdendo completamente la bussola della passione e curiosita, piuttosto che il becero BUSINESS…
    per cui assistiamo a centinaia di PSEUDO esperti di nemmeno 30 anni…tutti geni, ed espertissimi, nonché ridicoli riparatori (con attrezzatura low cost cinese) grandissimi riparatori sopratutto del c64, legggende con 3 o 5 G….. dei cabinati, che distruggono quelli reali, per infilarci dei DESKTOP , con LCD.. oltre che i triliardi di games illegali oltre al software a partire da batocera che seppur free ne vieta totalmente l uso per scopo di lucro… games che non sono assolutamente da “cabinato” sia per questioni di gioco, di input, e di comodita…
    ma non importa…fa moda, e allora ci si improvvisa esperti, “VISSUTI” e si vende…a prezzi folli, dove dei perfetti idioti o ignoranti , pagano…(tanto paga papa`..)…
    e in questo meccanismo, del IO CE L HO PIU LUNGO… si triplicano i VIP spesso poveracci sfigatissimi che senza internet non saprebbero cosa dove fare… che DEVONO mosrare le loro stanze di casa, STRAPIENE di tonellate di console, computers, cartucce, e nemmeno un solo modello per tipo, anzi…a decine…perche fa`figo pure collezionare in base al “seriale”….
    e li…devi mostrare sui socials quanta roba hai, e che sei un strafigo!

    ORA che senso ha tutto cio ?! visto e considerato che la stragrande maggioranza di tutta quella roba li raccolta dai piu, non avra nessun erede degno, se non la DISCARICA CERTA??

    capisco e condivido una raccolta completa che regna su un MUSEO aperto a tutti, dove nulla resta realmente nel privato a far polvere… MA APPUNTO…tutta quella massa di roba racimolata, che dopo aver fatto vedere…restera la , ferma e morta per sempre su quei scaffali casalinghi a far polvere, e che MAI verra`usata ancora una volta, visto la quantita industriale….
    nemmeno fossimo davanti ad elementi con 200 anni SICURI di vita garantiti…
    QUINDI una moda.malattia…dettata dal esser “fogo” in sto internet demente….
    non si puo piu accedere a YT , perche ogni giorno arrivano fenomeni e fenomene di 5 anni…. che ci “insegnano” cosè`un C64, come si ripara la CPU….e che gioco e` BEACH HEAD….
    gioco che quando NOI quanto meno io e i miei coetanei a 15 anni e non 3…. giochevamo…CODESTI geni erano ancora nei testicoli di loro padre ….
    ebbene…oggi, i veterani veri completamente eliminati e ignorati…dan spazio a queste orde di new generation che ovviamente sfornano ste MEGA collezioni casalinghe…per nulla!
    PER fortuna qualcuno, anche se sempre meno , condivide mette a disposizione, non usa il becero interesse economico e fa sopravivere sto mondo retro, ma sicuramente molto, molto agonizzante…

    Ovviamente un plauso a chi come voi CI CREDE ANCORA!

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