64887 Un attesa durata 44 anni!

Ci sono momenti in cui perfino il tempo sembra rallentare, come un vecchio Commodore 64 davanti a un caricamento su cassetta: guardi lo schermo, aspetti il segnale giusto e speri solo che non esca fuori un bel ?LOAD ERROR proprio sul più bello. E stasera è uno di quei momenti.
Stasera nasce Michele.
O almeno così dicono, perché qui siamo tutti in attesa di notizie: telefoni in mano, messaggi che arrivano ogni cinque minuti e quella strana agitazione che qualcuno continua ostinatamente a chiamare tranquillità.

Alle 22 mamma Giorgia è già in sala parto, con una dilatazione di otto centimetri.
Insomma, Michele ha deciso che forse è arrivato il momento di presentarsi ufficialmente al mondo.

Nel frattempo, mamma Luisa sembra calma. Troppo calma. Una calma che non è proprio da lei e che, proprio per questo, mette quasi più agitazione della situazione stessa.
Perché quando una persona che normalmente non sta mai ferma improvvisamente sembra tranquilla, le possibilità sono due: o ha raggiunto un livello superiore di consapevolezza spirituale oppure sta per esplodere. Ma suppongo la seconda.

Lucrezia, la zia, invece, non starà nella pelle. Anzi, conoscendola, si sarà già fatta i suoi due piantarelli e starà cercando di capire cosa fare, dove stare, chi chiamare e, soprattutto, se qualcuno ha bisogno di qualcosa. Anche quando non c’è assolutamente niente da fare, per Lucrezia c’è sempre qualcosa da fare.

E poi, a proposito di zie, Michele ne ha ben due. C’è anche zia Carlotta che purtroppo non ce l’ha fatta ad essere qui stasera. Sono sicuro comunque che, anche se lontana, starà aspettando con la stessa emozione e che questo piccolo nipote avrà già un posto speciale nel suo cuore.

Poi c’è Matteo, il papà, che sta assistendo al parto. E io ho il sospetto che, nel momento fatidico, possa svenire prima lui. Tutto muscoli e un cuore d’oro questo ragazzo, uno di quelli che magari sembra pronto a sollevare un frigorifero con una mano sola, ma davanti a Michele che arriva rischia di squagliarsi ancora prima di sentirlo piangere.
Speriamo solo che qualcuno abbia avuto la buona idea di mettere una sedia lì vicino.

E poi c’è nonna Rossana, la bisnonna di Michele. Lei è la vera veterana della situazione.
Sta lì, in sala d’attesa, e racconta dei suoi parti passati con quell’aria di chi ha già visto tutto, sentito tutto e sa benissimo come va a finire. In pratica, mentre gli altri aspettano notizie, lei potrebbe tranquillamente prendere il posto del primario.

Io, invece, aspetto dal lavoro.
Davanti a me non c’è una sala d’attesa, ma una finestra che dà su piazza San Pietro.
Nella mia stanza ci sono foto della mia famiglia e un poster anni Ottanta del Commodore 64.
Lo guardo e penso che, in fondo, un po’ c’entra anche lui, perché quando c’era lui bisognava aspettare. Aspettare.
E aspettare ancora. A pensarci bene, anche le nascite in una famiglia sono così: attese, speranze e racconti che, puntualmente, tornano fuori dopo tanti anni.

Quando nacqui io, ad esempio, prematuro di sette mesi, mamma Angela affrontò il suo primo parto cesareo. Un intervento importante. Il cesareo, nel 1964, non era certo come oggi… Un’incisione da sotto la gola fino oltre l’ombelico. Almeno così è sempre rimasto nel racconto di famiglia. E nelle famiglie, si sa, ogni volta che una storia viene raccontata, diventa un centimetro più lunga.

La prima a vedermi fu zia Paola. Era spaventata, come potevano esserlo tutti davanti a un bambino così piccolo.
E, siccome ero pure bruttino, disse a mia madre: «Angelina mia, se deve rimanere così, è meglio che muoia».
Spero che zia lo abbia detto per sdrammatizzare… comunque a prescindere, poi ci abbiamo riso sopra tante volte, io e mamma, che in ogni occasione raccontava questa storia. Poi le cose sono andate avanti, sono cresciuto e oggi sono qui, al lavoro, ad aspettare Michelino.
Altro che DumpClub64… Qua stasera si fa la storia.
Perché questo sì che è un caricamento decisamente importante.

Mi affaccio e guardo fuori dalla finestra. Lì davanti a me c’è Roma che continua a fare quello che ha sempre fatto: le macchine passano, la gente cammina, le luci restano accese e il mondo, apparentemente, va avanti come se niente stesse succedendo. Ma per noi, stasera, sta succedendo tutto… Si è fatto tardi. L’orologio segna le 24.35 e io stacco da lavoro.
Da casa ancora non ci sono notizie: tutti in ansia, ognuno con il telefono in mano.
Arrivo a casa. Luisa è già a letto, ma non dorme. Come nessun altro, in realtà.
Io mi butto sul divano, con il condizionatore puntato addosso e l’orecchio teso a ogni vibrazione del telefono.
Poi, verso l’1, arriva un messaggio di Matteo: “Fanno il cesareo”

Da qualche parte, in un’altra stanza, sento arrivare alcune imprecazioni:
«Te lo avevo detto! Ma come fa a partorire con un bacino così piccolo? Michele è troppo grande! Ci sarebbe voluto un miracolo…» Al coro delle imprecazioni si aggiunge anche Lucrezia che, senza lasciarselo dire due volte, maledice l’ospedale, i corridoi, le sale parto e probabilmente pure l’ascensore.

A casa poi torna una calma apparente. Quella calma che sai già essere solo una pausa tra un’onda e l’altra.
Finché, all’01.50, arriva il messaggio di Matteo: «È nato Michele!!» … e a casa è una festa.
Qualcuno ride, qualcuno piange, qualcuno bestemmia di gioia (non faccio il nome per la privacy) 😊
E io, dal divano, con il condizionatore ancora puntato addosso, mi rendo conto che il caricamento più importante della serata si è concluso con successo.

Da qualche parte, proprio adesso, un bambino è arrivato. Un bambino che ancora non sa nulla di noi, delle nostre storie, delle nostre paure, delle nostre risate, dei nostri piantarelli e di tutto quel meraviglioso casino che è una famiglia.

Non sa ancora di avere una mamma coraggiosa, un papà tutto muscoli e cuore, una nonna dalla calma sospetta, due zie che troveranno sicuramente qualcosa da fare e una bisnonna che, probabilmente, avrà già qualche storia pronta da raccontargli. E non sa nemmeno che c’era uno zio che, davanti a una finestra affacciata su San Pietro, stava aspettando di sapere che finalmente era arrivato. E forse va bene così. Perché le storie più belle, all’inizio, non sanno ancora di esserlo.

Quindi mani sulla tastiera, e scriviamo tutti insieme: LOAD "MICHELE",8,1 ❤️


Per la cronaca:
Michele nasce al reparto Menni dell’Ospedale di S. Pietro alle 01.48 del 1° settembre 2026.
Pesa kg 3,860. Numero di protocollo: 64887

E a proposito… mi dimenticavo di dire che il Commodore 64, veniva messo in vendita proprio il 1° settembre 1982:
stesso giorno, quarantaquattro anni dopo.

Insomma: Michele non è solo nato. È stato caricato alla data di lancio ufficiale del C64, con quel protocollo che inizia con 64 e se questo non è un LOAD “MICHELE”,8,1 con tanto di READY. alla fine, allora non so più cosa lo sia.
Al massimo, se proprio vogliamo essere pignoli, potremmo dire che il sistema ha impiegato un po’ più del previsto per il caricamento… ma del resto, chi ha avuto un Commodore 64 sa bene che tra un LOAD e un READY non si sa mai quanto duri l’attesa: c’è sempre spazio per un po’ di sana agonia da attesa.

Buona vita Michelino!!!

ROBERTO “Nonno Backup” – quello di riserva, ma sempre pronto all’avvio.

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