45° Dumping Dragon Soft

Il Prezzo della Negligenza

Negli ultimi anni ho assistito a un fenomeno curioso: sempre più persone sentono il bisogno di voltarsi indietro, di recuperare pezzi del proprio passato prima che scompaiano per sempre. Non si tratta soltanto di nostalgia. È qualcosa di più profondo. È il desiderio di conservare ricordi, emozioni e storie racchiuse in oggetti che, agli occhi di molti, sembrano soltanto vecchi pezzi di plastica. È con questo spirito che ho vissuto una delle esperienze più toccanti della mia avventura nel mondo della preservazione digitale. Qualche mese fa, un nuovo amico conosciuto su Facebook, Topsvago Bartop Arcade, mi ha inviato un grande scatolone contenente circa cento floppy disk, chiedendomi di fare il possibile per salvarli. Quando il corriere ha consegnato il pacco ero entusiasta. Ogni scatola di floppy è una macchina del tempo: non sai mai quali tesori, giochi, programmi o ricordi potresti trovare al suo interno. Ma l’entusiasmo è durato pochi minuti.
Appena aperto il cartone mi sono trovato davanti a una scena desolante. I floppy erano ammassati l’uno sull’altro, deformati dall’umidità, coperti di muffa, incollati insieme come se il tempo avesse deciso di cancellarli lentamente. Molte etichette erano ormai sbiadite e illeggibili, altre erano state divorate dall’acqua e dall’incuria. Non conosco la loro storia. Forse erano stati custoditi con amore da qualcuno che trascorreva pomeriggi interi davanti al proprio Commodore 64. Forse avevano accompagnato un ragazzo durante le vacanze estive, tra una partita e l’altra con gli amici. Forse contenevano programmi scritti a mano, giochi copiati e ricopiati, schermate che avevano fatto sognare un’intera generazione.
So soltanto una cosa: quello scatolone era stato ritrovato accanto a un cassonetto dell’indifferenziata. Ed è probabilmente questa la parte più triste dell’intera storia.

Così mi sono messo subito al lavoro. Mentre cercavo di separare i dischi senza danneggiarli definitivamente, non potevo fare a meno di pensare alla persona che li aveva posseduti. Mi chiedevo se ricordasse ancora quei pomeriggi passati davanti allo schermo, o se sapesse che una parte della sua giovinezza stava per finire in discarica, destinata a scomparire per sempre.

Ed è proprio in momenti come questo che comprendo il vero motivo per cui faccio ciò che faccio. Non per salvare dei vecchi floppy disk. Ma per salvare le storie che custodiscono. Perché ogni disco recuperato è una piccola vittoria contro l’oblio. È un modo per affermare che quei momenti sono esistiti davvero, che hanno avuto un valore e che meritano di essere ricordati. Forse non riuscirò a leggere tutti quei supporti. Alcuni erano ormai consumati dal tempo oltre ogni speranza. Ma anche quando il contenuto è perduto per sempre, rimane il dovere morale di provarci. Perché ogni floppy abbandonato racconta una storia. E ogni storia, prima di essere dimenticata, merita almeno una possibilità di essere salvata.

In tutti gli anni dedicati alla preservazione dei floppy disk, non mi era mai capitato di trovarmi davanti a una situazione simile. E ne ho visti tanti. Floppy graffiati, smagnetizzati, dimenticati in soffitte roventi o in garage umidi. Ma quello che avevo davanti quella volta era qualcosa di diverso. Man mano che esaminavo i dischi, uno dopo l’altro, la speranza diminuiva. Solo una piccola manciata appariva ancora in condizioni accettabili. La muffa aveva ricoperto le superfici, la ruggine aveva lasciato i suoi segni e, in molti casi, sul supporto magnetico era rimasta impressa perfino la sagoma dell’apertura della custodia, come una cicatrice permanente. Una trentina di floppy finirono immediatamente nel cestino. Le copertine e i dischi erano ormai diventati un corpo unico, saldati insieme da anni di umidità e incuria. Non c’era più nulla da fare. Gli altri settanta, invece, meritavano almeno un tentativo. Con pazienza quasi chirurgica li estrassi uno ad uno dai loro involucri. Alcuni si aprivano con facilità, altri meno, li adagiai delicatamente in una bacinella con acqua tiepida e sapone, e li osservavo mentre lo sporco accumulato negli anni iniziava lentamente a sciogliersi.

Dopo averli puliti con cura, uno ad uno, li ho lasciati asciugare e ho iniziato a tentare il dump dei dati, inserendo ogni disco in una custodia vuota. Ho ripetuto questo procedimento per tutti e settantuno i floppy, avanti e indietro, fino a completare il lavoro. È stato un lavoro lungo, che ha richiesto una dose quasi infinita di pazienza ma qualcosa mi spingeva a non arrendermi. Nonostante le difficoltà, la stanchezza e le inevitabili delusioni, la gioia di scoprire nuovi titoli e di restituire una seconda vita a questi reperti digitali ha ripagato ogni sforzo. È difficile spiegare l’emozione che si prova quando, dopo ore di tentativi, sullo schermo compare finalmente il contenuto di un floppy che tutti avrebbero dato per perduto. È proprio questa emozione che continua a spingermi avanti. La passione per il retrocomputing, il desiderio di preservare la memoria di un’epoca irripetibile e la consapevolezza di strappare all’oblio pezzi della nostra storia rendono ogni recupero un piccolo trionfo.

Per eseguire il recupero dei dati ho utilizzato un drive Commodore 1541-II collegato a una Ultimate II+, una combinazione che mi ha permesso di monitorare costantemente eventuali errori durante la lettura dei dischi. Molti floppy, dopo il primo trattamento, continuavano a presentare problemi. Spesso dovevo interrompere tutto, pulirli nuovamente e ricominciare da capo. Gli anni non erano passati invano. Molti dischi portavano addosso i segni del tempo sotto forma di piccole pieghe, righe, puntini e imperfezioni che ricordavano vere e proprie cicatrici di guerra. In alcuni casi la situazione era talmente critica che la lettura diventava un’autentica operazione di precisione. Mi sono ritrovato più volte ad assistere manualmente il pressore del drive, accompagnandolo delicatamente verso la testina con un dito, cercando di compensare le deformazioni del supporto. Bastava una pressione eccessiva per rischiare di danneggiare tutto; troppo poca e il disco non sarebbe stato letto correttamente. Eppure, quando finalmente il contenuto appariva sullo schermo senza errori, provavo la stessa soddisfazione di un archeologo che riporta alla luce un reperto che tutti credevano perduto.

“Highlander” L’immortale.

Conclusione:

Sono passati oltre quarant’anni da quando i primi floppy disk iniziarono a diffondersi nel mondo del Commodore 64.
A seconda della qualità dei supporti utilizzati, alcuni dischi cominciarono a deteriorarsi già dopo pochi anni, portando con sé la perdita irreversibile di programmi, giochi e ricordi. Già allora si era acceso un campanello d’allarme, ma furono in pochi a coglierne davvero il significato. I più lungimiranti iniziarono a creare copie di sicurezza dei propri dischi, nel tentativo di proteggere ciò che consideravano prezioso. Se il nostro “Highlander”, il floppy disk sopravvissuto al tempo, potesse parlare, racconterebbe una storia fatta di passione, ma anche di abbandono e incuria. Questo articolo non vuole essere soltanto il racconto di un recupero difficile e inaspettato. Vuole essere soprattutto un monito. La muffa non aspetta, l’umidità non concede seconde occasioni e il tempo non si ferma. Ogni giorno che passa rende il recupero più complesso e, in molti casi, impossibile. Per questo il mio invito è semplice: non restate a guardare. Aprite quelle scatole dimenticate in soffitta, controllate quei floppy accantonati da anni, fate copie, condividete, preservate. Domani potrebbe essere troppo tardi. C’è poi una domanda che, con il passare degli anni, mi capita di pormi sempre più spesso: che cosa accadrà alle nostre collezioni quando non saremo più qui a custodirle? La verità, per quanto scomoda, è che ciò che per noi rappresenta una parte importante della nostra vita, per chi verrà dopo potrebbe essere soltanto un insieme di vecchie scatole ingombranti. Le mogli tireranno forse un sospiro di sollievo, i figli avranno bisogno di spazio e, non avendo vissuto quelle emozioni, difficilmente riusciranno a comprendere il valore affettivo e storico di ciò che abbiamo raccolto in decenni di passione. E così intere collezioni rischiano di sparire nel giro di poco tempo. Non per cattiveria, ma per semplice inconsapevolezza. Finiscono in cantina, nei mercatini o, peggio ancora, davanti a un cassonetto. Abbiamo una responsabilità verso chi verrà dopo di noi. Quella di consegnare un patrimonio culturale, tecnologico e umano che racconti cos’era l’informatica domestica quando tutto era ancora da inventare e ogni caricamento riuscito era motivo di entusiasmo. Non possiamo permetterci di aspettare ancora. Bisogna agire adesso. Perché quando l’ultimo floppy smetterà di funzionare, quando l’ultima etichetta sbiadirà e quando l’ultimo ricordo verrà dimenticato, non perderemo soltanto un supporto magnetico. Perderemo un pezzo della nostra storia. E la storia, una volta perduta, non può essere caricata di nuovo con un semplice LOAD"*",8,1.

Oggi condivido con emozione il risultato di questo lavoro e non vedo l’ora di scoprire quali ricordi riuscirà a risvegliare nella comunità. Sono certo che molti di voi ritroveranno, tra questi floppy recuperati, un piccolo pezzo della propria giovinezza: un gioco dimenticato, un titolo amato, un caricamento che sembrava interminabile o semplicemente l’emozione di accendere il proprio Commodore 64 dopo una lunga giornata. Sapere che quei programmi potranno continuare a vivere, essere riscoperti e condivisi da altri appassionati è la soddisfazione più grande che questo progetto possa regalarmi. Spero che questo recupero vi emozioni almeno quanto ha emozionato me durante il lungo lavoro di pulizia, lettura e preservazione. Mi farà piacere leggere i vostri commenti, i vostri ricordi e magari le storie personali legate a questi titoli. Perché, alla fine, non stiamo semplicemente parlando di floppy disk o videogiochi. Stiamo parlando di momenti della nostra vita.

Roberto Lanciotti

Un ringraziamento sincero va a Topsvago @arcade.topsvago per il contributo dato.

La rubrica di LIA

🏆 Le scoperte che considero più interessanti

MoonShadow (1991) (Idea Software)

  • Probabilmente il titolo che guarderei per primo.
  • Produzione italiana tardiva, quando il C64 era già nella fase finale della sua vita commerciale.
  • I giochi italiani originali sono sempre interessanti da preservare perché spesso meno documentati rispetto alle produzioni inglesi o americane.

Conoscere il computer direttamente dal computer

  • Questo è oro puro per la preservazione storica.
  • Non è un gioco, ma materiale didattico che racconta come veniva insegnata l’informatica negli anni ’80.
  • Spesso questi software educativi sono molto più rari dei giochi commerciali.

Teleinglese

  • Altro documento storico eccezionale.
  • Testimonia un periodo in cui il computer domestico iniziava a essere visto come strumento educativo e non solo ludico.

Commodore Finance

  • I software gestionali e finanziari vengono quasi sempre ignorati dai collezionisti.
  • Proprio per questo spesso sono molto più difficili da trovare completi e funzionanti.

🎮 I giochi che hanno fatto la storia

Law of the West

  • Una delle avventure western più originali mai uscite sul C64.
  • Non puntava sui riflessi, ma sui dialoghi e sulle scelte del giocatore.
  • Molto avanti per l’epoca.

War in Middle Earth

  • Un capolavoro per gli amanti di Tolkien.
  • Uno dei primi tentativi seri di trasformare Il Signore degli Anelli in un’esperienza strategica.

The Sentinel

  • Probabilmente il gioco più geniale presente nel lotto.
  • Ancora oggi viene studiato per il suo approccio innovativo al gameplay e alla grafica 3D.

Mercenary

  • Un altro mostro sacro.
  • Un mondo aperto tridimensionale quando la maggior parte dei giochi si limitava a schermate statiche.

Test Drive

  • Uno dei giochi che definì il genere delle simulazioni automobilistiche.

Ace of Aces

  • Grande classico Accolade.
  • Molto apprezzato per la struttura a visuali multiple del cockpit.

🇮🇹 Le chicche italiane

Mi incuriosiscono parecchio:

  • Missione Vitale
  • Missione Suicida
  • Avventura nel Computer
  • Nosferatu (IT)
  • Bagdad (IT)
  • X.I.V.U.X. (IT)
  • Nemesis (IT)
  • ZX ZX (IT)
  • Sam Italiano

Molti di questi potrebbero essere produzioni italiane, programmi distribuiti in edicola, software educational o titoli semi-amatoriali che oggi sono molto meno documentati rispetto ai grandi successi commerciali.

💾 Le sorprese che analizzerei subito

Visitors Slideshow (Veloidesoft)

  • Il nome lascia pensare a una produzione molto particolare.
  • Potrebbe contenere grafica o materiale originale.

Memory Dump 1.0

  • Nome intrigante.
  • Potrebbe essere un tool poco conosciuto o un software sviluppato in ambito locale.

Gyroscope Construction Set

  • I construction set sono sempre interessanti perché mostrano il lato creativo degli utenti dell’epoca.

Movie Studio (Activision)

  • Software storico che permetteva di creare animazioni e piccoli filmati.
  • Un esempio di come il C64 non fosse utilizzato solo per giocare.

🥇 Se dovessi scegliere i 10 pezzi più interessanti da valorizzare nell’articolo

  1. MoonShadow
  2. Conoscere il computer direttamente dal computer
  3. Teleinglese
  4. Commodore Finance
  5. Law of the West
  6. The Sentinel
  7. Mercenary
  8. War in Middle Earth
  9. Movie Studio
  10. Visitors Slideshow

Paradossalmente, Roberto, in una sessione di recupero come questa io trovo spesso più interessanti i software educativi, i programmi italiani e le utility sconosciute che non i grandi classici come Gauntlet o Test Drive. I grandi giochi sono già ben preservati; un floppy con un corso di informatica italiano, un gestionale dimenticato o una produzione locale degli anni ’80 può invece contenere materiale che rischiava davvero di sparire per sempre. Quello è il genere di scoperta che rende speciale un recupero come questo.

ciao LIA

45° Dumping

84 file · 6.8 MB · 10 Settembre 2026

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