64° Dumping

Bisognerebbe essere coraggiosi, sì!!.
Perché c’è una verità scomoda che attraversa molte passioni: noi, nella parte più profonda di noi stessi, siamo gelosi.
Gelosi delle nostre cose, dei nostri tesori, di quei frammenti di tempo che abbiamo raccolto e conservato in tutti questi anni.
Perché c’è sempre una paura silenziosa: che non tornino, che vengano rovinati, che chi li riceve non ne comprenda il valore.
E, sotto sotto, c’è anche una certa sfiducia: negli altri, nel mondo, e persino nella memoria collettiva.

Succede in molti ambiti, ma nel piccolo universo dei collezionisti di floppy disk per Commodore 64 assume quasi i contorni di una commedia tragicomica. In case anonimi, dentro scatole di plastica, riposano centinaia di dischetti: magari con giochi mai più pubblicati, demo amatoriali, utility realizzate da ragazzi che come me oggi hanno i capelli grigi.

Eppure restano lì: custoditi con devozione e, proprio per questo, condannati al silenzio. Il paradosso è crudele: nel tentativo di proteggerli, si finisce per perderli. I floppy si smagnetizzano, le piste si indeboliscono, i settori diventano illeggibili.
Ma la mano del collezionista esita: “Prima o poi li copierò”, “Quando avrò tempo”, “Quando troverò qualcuno di affidabile”.
Nel frattempo, gli anni passano e la memoria – quella vera- si assottiglia. Poi accade qualcosa. A volte è un amico insistente, o la consapevolezza improvvisa che nessuno è eterno. Oppure, più semplicemente, si comprende che è arrivato il momento di cambiare.
Il gesto è piccolo ma immenso: aprire la scatola e lasciare che qualcun altro legga quei floppy.

Ed è lì che la storia cambia. Poi quando, mesi dopo, quel materiale appare online — restaurato, preservato, magari persino celebrato — il collezionista prova una strana vertigine. Non è più soltanto “mio”. È diventato parte di qualcosa di più grande: oggi diventa memoria condivisa, patrimonio, storia viva. Cosi il gioco dimenticato torna a girare su un emulatore. La demo sconosciuta viene scoperta. Il nome annotato sull’etichetta — forse il suo, forse quello di un amico di gioventù — torna a esistere.
E allora si capisce. Tardi, forse, ma non troppo tardi. Si capisce che conservare non significa possedere. Che custodire davvero vuol dire anche lasciare andare. Che la fiducia è l’unico modo in cui le cose fragili possono sopravvivere al tempo. E che il valore di un tesoro non risiede nel segreto di una scatola, ma negli occhi di chi lo scopre. Così la scatola si riapre.
La paura non scompare del tutto — e non deve farlo — ma smette di governare.
In quel gesto ripetuto, quasi rituale, i collezionisti scoprono una nuova forma di coraggio: quella di trasformare la gelosia in eredità.
Perché, alla fine, ogni archivio personale è una promessa fatta al futuro. E mantenerla richiede una cosa sola, semplicissima e difficilissima: condividere. Questa, in fondo, è la storia di Vincenzo Di Tommaso, autodidatta e appassionato, che un giorno ha deciso di non lasciare più le sue scatole a dormire, ma di affidarle a noi. Ma è anche la storia di Riccardo Rubini, informatico e maestro di programmazione, che in quei floppy non vedeva soltanto software, ma anche tracce di una creatività ostinata.
Grazie a loro — e grazie al nostro gruppo — ciò che rischiava di perdersi per sempre ha trovato una seconda esistenza.
I dischetti sono stati letti, le immagini disco preservate, i programmi recuperati, e oggi vengono condivisi.

Così la paura iniziale — quella di perdere, di fidarsi, di consegnare — si è trasformata in qualcosa di diverso: orgoglio condiviso.
Non più “la mia collezione”, ma “la nostra memoria”. Non più oggetti fragili chiusi in una stanza, ma patrimonio accessibile a tutti, studiabile e vivo.
E forse è proprio questo il punto: nessuno salva davvero qualcosa da solo. Servono persone che conservino, altre che convincano, altre ancora che trasferiscano, cataloghino e raccontino. Serve una comunità capace di riconoscere il valore anche dove, a prima vista, è veramente minuscolo: 170 kilobyte alla volta. Se oggi questi floppy parlano ancora, se il loro contenuto può essere visto, studiato e ricordato, è perché qualcuno ha trovato il tempo e il coraggio di aprire quella scatola. E qualcun altro era lì, pronto ad accoglierne il contenuto. Da quel gesto semplice nasce ogni archivio che riesce a sopravvivere. E da ogni archivio che sopravvive nasce una storia che continua.
Magari, un giorno, qualcuno aprirà uno di quei file senza conoscere nessuno di noi. Vedrà una schermata, leggerà un nome dimenticato.
E per un istante capirà che, tanti anni prima, c’era stata una persona che aveva deciso di non buttare via tutto. Non saprà chi fosse. Ma saprà che qualcuno ci ha tenuto. E a volte, per non sparire davvero, è tutto ciò che serve.

Appello alla comunità

Avete ancora scatoloni pieni di floppy, cassette, manuali, riviste, listati, fotografie o software per Commodore 64 e altri computer dell’epoca?
Non lasciateli a prendere polvere in cantina e non fateli finire, per distrazione, nel cassonetto del “tanto non servono più”. Anche il dischetto più anonimo — quello etichettato Giochi vari, Robba C64 o Da controllare — può custodire programmi introvabili, versioni modificate, demo, listati, salvataggi o, più semplicemente, un piccolo frammento di vita digitale.

Noi di Dump Club 64 cerchiamo materiale da preservare, catalogare e rendere nuovamente accessibile: floppy da 5¼”, cassette, riviste, manuali, software originali, copie personali, documentazione, fotografie. Ma cerchiamo soprattutto le storie di chi quegli oggetti li ha usati, scambiati, copiati, programmati o semplicemente conservati per tutti questi anni. Non occorre che sia tutto in perfette condizioni.
Abbiamo già affrontato recuperi di materiali davvero al limite: nella storia di Dragon Soft, per esempio, ci sono arrivati circa cento floppy ammuffiti, deformati, incollati tra loro e con etichette illeggibili, rimasti per anni in una cantina umida. Eppure, con pazienza, pulizia e molti tentativi di lettura, una parte di quei supporti è riuscita a raccontare di nuovo ciò che conteneva. Leggete qui la storia completa del recupero Dragon Soft

Quindi non date per scontato che sia tutto perduto. Proprio dai casi più difficili possono riemergere programmi rari, versioni sconosciute, compilation personali e frammenti di storia che nessuno ha mai catalogato. Non serve nemmeno sapere con precisione cosa contenga ogni dischetto o ogni cassetta: spesso le scoperte più belle nascono proprio dagli archivi che sembravano senza speranza.
Se avete qualcosa, anche poco, fatevi sentire. Potrebbe ancora raccontare una bellissima storia che nessuno ha mai ascoltato.

Roberto Lanciotti


Questa volta LIA non si è imbattuta in una raccolta di giochi o utility, ma in qualcosa di molto particolare:
L’ENCICLOPEDIA PIANETA TERRA, distribuita addirittura su sei floppy consecutivi. Per chi è cresciuto nell’era di Internet può sembrare normale avere milioni di informazioni a portata di clic. Negli anni Ottanta, invece, poter consultare un’enciclopedia direttamente dal Commodore 64 era qualcosa di quasi fantascientifico. Ma questa collezione contiene anche moltissimi altri titoli che meritano attenzione. Dopo aver “sfogliato” virtualmente la raccolta, LIA ha scelto le dieci chicche più interessanti.

La Top 10 di LIA

1. Enciclopedia Pianeta Terra

Una vera enciclopedia digitale distribuita su ben sei floppy. Un esempio perfetto di come il Commodore 64 fosse usato anche per imparare e scoprire il mondo.

Chicca: molti pensano che le enciclopedie digitali siano nate con Encarta negli anni ’90, ma prodotti simili esistevano già anni prima sul C64.


2. M.U.L.E.

Uno dei giochi più influenti della storia.

Chicca: è considerato il padre dei giochi economici e gestionali moderni. Ancora oggi viene citato nei corsi di game design.


3. Rescue on Fractalus!

Capolavoro firmato Lucasfilm Games.

Chicca: utilizzava paesaggi frattali generati in tempo reale. Nel 1984 sembrava di avere un computer arrivato dal futuro.


4. Elite

Una delle pietre miliari assolute del videogioco.

Chicca: grazie alla generazione procedurale offriva migliaia di sistemi stellari pur occupando pochissima memoria.


5. Hacker

Un gioco che chiedeva di ragionare invece che sparare.

Chicca: non spiegava quasi nulla al giocatore. Lo scopo era fargli provare la sensazione di trovarsi davvero dentro un sistema informatico sconosciuto.


6. Raid Over Moscow

Uno dei videogiochi più discussi dell’era Commodore.

Chicca: provocò polemiche internazionali per il suo tema legato alla Guerra Fredda e al conflitto tra USA e URSS.


7. Moondust

Probabilmente il titolo più particolare dell’intera raccolta.

Chicca: il suo autore, Jaron Lanier, sarebbe diventato anni dopo uno dei pionieri della realtà virtuale.


8. Lords of Time

Una delle migliori avventure testuali della celebre Level 9.

Chicca: gli autori riuscivano a creare mondi enormi usando tecniche di compressione talmente evolute da sembrare impossibili per l’hardware dell’epoca.


9. Silent Service

Il grande simulatore di sommergibili di Sid Meier.

Chicca: prima di creare Civilization, Sid Meier sperimentava già simulazioni profonde e realistiche come questa.


10. The Hobbit

Una leggenda delle avventure testuali.

Chicca: i personaggi del gioco continuavano a muoversi e agire autonomamente, dando l’impressione di possedere una propria intelligenza.


Le tre vere perle nascoste

🥇 Moondust
Un’esperienza artistica e sperimentale più che un videogioco.

🥈 Rescue on Fractalus!
Una dimostrazione tecnica incredibile, ancora oggi capace di stupire chi la vede in movimento.

🥉 M.U.L.E.
Il gioco probabilmente più importante della raccolta dal punto di vista storico, ma anche uno dei meno conosciuti dal grande pubblico.


La riflessione finale di LIA

Sfogliando questi floppy, LIA ha scoperto una raccolta molto diversa dal solito. Certo, ci sono giochi famosi come Elite, Raid Over Moscow e Silent Service, ma i titoli più sorprendenti sono quelli che oggi quasi nessuno ricorda più. È proprio lì che si nasconde il fascino della preservazione: riportare alla luce software che hanno cambiato la storia del Commodore 64 senza diventare necessariamente icone popolari. Perché a volte i tesori più preziosi non sono quelli più famosi, ma quelli che il tempo ha quasi cancellato dalla memoria.

64° Dumping

646 file · 50.6 MB · 27 Agosto 2026

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